QUELLO CHE ...
14/05/2008 - 09:13
Quello che fa veramente male non è il dolore, non è la sofferenza. Sofferenza e dolore appartengono alla vita, sono compagni fedeli di ogni esistenza. Quello che fa veramente paura è quel senso di solitudine che fa perdere il contatto con gli altri, con il mondo, con noi stessi. E’ l’incapacità di comunicare: proprio quando ne sentiremmo il bisogno, le parole e i pensieri si dissolvono alla presenza dell’altro. Ed allora il dolore si nasconde nelle pieghe dell’anima, indossa la sua maschera per presentarsi al mondo senza disturbare. E’ allora che diventa insidioso. Perché la sofferenza cerca uno sbocco, un’uscita. La sofferenza è a volte la domanda senza risposta, la ricerca di spazi più ampi dove si possa guardare al futuro con speranza e fiducia. La sofferenza deve diventare parola per essere comunicata e compresa dall’altro che spesso non c’è.
..........
19/04/2008 - 01:13
Capita..eh! già! ...capita anche a me...
è proprio vero comunque...
ridi e gli altri rideranno con te...piangi e piangerai solo
PENSIERINO
29/11/2007 - 21:00
Quasi tutte le sere mi connetto ad un sito , esco poco , anzi quasi per niente . Ho una figlia da crescere e da accudire , di tempo per andare dove mi pare ne avrò . Crescono in fretta , troppo in fretta , voglio esserci in ogni momento . Senza opprimere ma con la sola presenza , lei lo sà che io ci sono sempre e che sempre per lei ci sarò .
Ho comunque molti amici , vero virtuali ma mi fanno tanta compagnia . Con alcuni ho instaurato una bella e sincera amicizia piena di confronti e di scambio di opinioni , con altri è solo un chiacchierare leggero e superficiale ma , nella vita serve anche questo .
Ci sono sere che coi commenti sullo space mi diverto un mondo , a volte mi sollevano il morale per davvero , mi fanno non pensare se ho passato una brutta giornata .
Come dappertutto però , purtroppo , anche qui c'è falsità e maleducazione , ignoranza e non attenzione nei confronti delle persone .
Ma non importa , bisogna imparare a gestire anche questi momenti .
Tutto questo per dire .... non lo sò nemmeno io , ma lo volevo raccontare e condividere con chi un pò a me ci tiene come io tengo a loro .
Un'abbraccio di cuore
Mara
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni..
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un'altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi,
torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite insisti anche se
tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arruginisca il
ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione,
ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre,
cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!!!
TUTTO QUELLO CHE MI SCRIVONO GLI "AMICI"............
Il dolore a parte di me.
Il dolore fa parte degli uomini.
Ti fa sentire vivo e ti fa apprezzare le gioie delle piccole cose.
Ma non è mai (almeno non lo è per me) un fattore che possa condizionare le mia scelte.
Il dolore è vita.
Ma è anche il modo in cui veniamo messi alla prova.
L'acciaio si tempra nel fuoco.
Quando poi si passa nell'acqua per raffraddaro urla, ma ne esce più forte.
Il dolore vero ti lascia con un sorriso sulle labbra, perché sei passato attraverso il deserto e ne sei uscito.
Non sei più quello che eri, ma hai scoperto di essere molto più di ciò che sei stato.
Il dolore e la gioia sono due aspetti di una stessa medaglia.
E solo se avrò il coraggio di affrontare il mio dolore potrò tornare a gioire,
Già ora mentre t scrivo tutto questo sorrido.
Quel sorriso che stupisce chi mi conosce, perché la gioia è dentro di me, e tornerà a sgorgare per essere data agli altri.
Il dolore è solo un aspetto di quella serenità che qualcuno mi ha dato, e che nessuno potrà mai togliermi.
Alinghi batte New Zealand….siamo tutti skipper… tutti oggi sappiamo regatare…. in mare.
Gran figaccioni e gran fighette…. Muscoli abbronzature culi e tette….. tutti al mare.
Il mare…. Spiagge, bibite fresche… cocco fresco cocco bello…. Barche barchette gommoni… bagni, nuotate crociere, sci d’acqua e canottini…. Il mare… il mare…
No.. no.. no… quello non è il mare, quella è la pellicina del mare.
Il mare non lo conosce nessuno. Sappiamo tutto dell’universo, miliardi di anni luce violati e frugati, fin nell’ultimo angolo, e dove non si vede si teorizza, si fabbricano modelli, matematici e non e si inventa, si sperimenta e si dimostra. Ma il mare? Undici miseri chilometri di acqua e cosa sappiamo di cosa c’è in fondo al mare?.... NULLA!
E cosa sappiamo di cosa c’è in mezzo al mare?...... NULLA!
Il mare è buio, pesante e profondo, profondo blù…. Talmente blù da essere nero, buio. Temuto e affascinante…. per chi si affaccia. Inesistente….per chi ne ignora persino l’esistenza. C’è nata la vita là dentro, quattro catene di aminoacidi, un bel po’ di energia, una brodaglia primordiale…..e poi….tempo, tanto tempo...qualche organismo unicellulare….e poi due cellule…e poi tre… e così via…. Fin qui, fino a noi. E il mare, intanto, sempre buio, profondo e potente. Ricco. Capace di condizionare la vita su tutto il pianeta, capace di bonacce e di tempeste, capace di creare e capace di distruggere.
E quali tesori custodisce il mare?.....eeeeh!!! chi sa, chi immagina… sbava al solo pensiero di quanti tesori son nascosti la dentro. Ma pochi immaginano… pochissimi sanno.
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Poco fa son tornate le lacrime, un accenno di pianto, quando mi sono immerso per la seconda volta nel mare nascosto fra le pagine di Marotta. Tutte quelle spiagge e villaggi popolati sulla superfice delle tue pagine, dove tanti “amici” ballano e cantano, fanno il loro dovere... nascondono e confondono. Ma chi sa, chi ricorda di aver intravisto qualcosa, si immerge di nuovo, perché quando scopri il profondo per una volta, la superfice non ti basta più. E così mi son tuffato di nuovo, e mi son perso di nuovo, piccolo pesciolino in un mare così grande. L’anima del mondo e l’anima di una donna. Ecco il parallelo. La storia del mondo e la storia di una donna.
Ho letto di nuovo, e come a volte succede… una briciola in più ho capito.
Meschinamente penso a quel piccolo uomo, li in superfice che più volte ti ha scritto…”usa parole tue”….. tu le hai usate le parole tue, ma lui non ne sospetta neppure l’esistenza.
Con stima profonda, profonda come quel mare, un abbraccio.
C'è un posto, nel cuore della notte, dove si ritrovano le anime delle persone che si vogliono bene, e non è la discoteca.
E' un posto che si trova solo liberando la mente dai pensieri, gli occhi dalle luci e le orecchie dai suoni e dai rumori. Si entra così in questo luogo dove puoi invitare chi vuoi, a volte ti vengono a trovare senza prima avvisare i tuoi amici e quelli che mai, a volte travestiti come per una festa, a volte ti mandano i loro suoni e i loro pensieri.
Che questa notte ti regali dei sogni meravigliosi amica mia, pieni delle cose più belle e pieni di ciò che ami di più.
Buonanotte cara.
"Come ti senti?"
La solita domanda...
Come volete che mi senta , sono stanca , vuota .
Mi rendo conto che molte persone prima di me ci sono passate e molte ne passeranno , ma fà male e io ora sento questo
dolore.
Passerà , ne sono sicura , altrimenti non ce la farei ad andare avanti .
C'è mia figlia , è vero , anche lei ha perso il papà , io sono tutto ciò che gli resta , non posso lasciarmi andare.
Non è per farmi compatire ne per pubblicizzare il blog che scrivo tutto questo , ma per potermi sfogare , visto che con le persone
per ora non riesco a parlare.
Ce ne sarebbero di cose da raccontare ancora , ma sono troppo personali , non me la sento ancora .
Dicono che scrivere aiuti a sfogarsi, a rielaborare il lutto, a fissare per non dimenticare, ad analizzare meglio la vita, a sciogliere i nodi, ma dubito faccia tutto questo... lo scrittore è la mente. La scrittura è il mezzo. I risultati variabili. Dipende dal vigore della mente.
Dall'efficacia delle idee. Dalla forza che sta dietro a ogni pensiero. Dal background dello scrittore. E, ultima variabile, ma non per questo meno importante, dal lettore. Il lettore legge, assimila, fa proprio ogni contenuto. Lo interpreta, lo plasma, lo usa a proprio piacimento, a proprio rischio e pericolo. Ma un messaggio implica l'ascolto, implica l'esistenza di un apparato uditivo, di uno spirito critico, di una mente pensante o no che lo catturi... di nuovo a proprio rischio e pericolo.
E a rischi è esposto lo scrittore, o almeno lo scrittore pusillanime, che guarda il suo prodotto scritto e cerca di renderlo il più possibile perfetto all'apparenza; colui che ha paura di essere giudicato, di essere etichettato, additato e escluso dalla società. Chi scrive ha coraggio. Chi scrive è se stesso senza censure. Chi scrive si mostra senza fuggire, a costo di essere scomodo, a costo di essere isolato.
Perché chi ha un grande potere ha grandi responsabilità. E non c'è spazio per le esitazioni. La libertà intellettuale è anche libertà individuale. E libertà è uno dei più grandi doni a questo mondo...
papà se ne stà andando..
non ho più lacrime......non ho più parole
è come se una parte di me si stesse spegnendo con lui..
quante cose mai dette...quante in sospeso che non si risolveranno
mai
l'unica cosa che sono in grado di fare per te ora...è farti ridere..
ti è sempre piaciuto tanto
te lo prometto..non smetterò....
fino alla fine..
baci..papà
Se raggiungete tutti gli obiettivi che vi siete posti, il successo, il denaro, la fama, una buona posizione, il potere, allora siete felici. Nel ricercare queste cose, lottate duramente. Ci mettete una grande quantità di volontà e di sforzo. Se avete successo, non avete problemi. Ma non è possibile avere sempre successo, lo sapete, no?!
Ma, in qualche modo, c’è sempre in voi la speranza di un possibile successo futuro. Quando capite che non potete riuscire sempre in tutto, cadete nella frustrazione. Ma, nonostante ciò, vi rimane la speranza. Sia in ambito materiale, sia in quello spirituale, rimane sempre il desiderio di riuscire a raggiungere l’obiettivo che vi siete preposti.
Dovete darmi una mano. Non sono qui per tenere un discorso. Io chiedo sempre alle persone che vengono a trovarmi di essere molto chiare riguardo ciò che vogliono. “Voglio questo”, “Non voglio quello”. Va bene. Una volta che sapete esattamente ciò che volete, sarete in grado di trovare i modi e i mezzi per soddisfare i vostri desideri. Sfortunatamente la gente vuole un mucchio di cose nello stesso tempo.
Cristallizzate tutti i vostri desideri in un unico desiderio basilare, dato che tutti i vostri desideri sono una variante dello stesso desiderio. Voi rifiutate il mio avvertimento che l’uomo vuole essere sempre felice, senza neanche un raro momento di infelicità, o vuole un piacere permanente senza il dolore, ma questo come dicevo poc’anzi è fisicamente impossibile.
Il corpo non può trattenere troppo a lungo nessuna sensazione, sia piacevole sia dolorosa. Se lo fa, distrugge la sensibilità degli organi di percezione e del sistema nervoso.
Nell’attimo in cui riconoscete una particolare sensazione come piacevole, subentra subito la richiesta che questa possa durare a lungo. Ma tutte le sensazioni, la cui intensità dipende dall’importanza che vi date, hanno una durata limitata.
Quando separate voi stessi dalle sensazioni piacevoli, nasce la richiesta di estendere il limite di quelle sensazioni, o dei vostri momenti di felicità, e iniziate a pensare a come poterlo fare. Questo pensiero ha mutato in un problema quella particolare richiesta di far durare questa sensazione piacevole più a lungo. L’ha trasformata in un problema per il funzionamento del corpo e di conseguenza diventa una nevrosi. Il corpo fa l’impossibile per gestire questi problemi, ma il pensiero gli rende difficile trattare la cosa in modo naturale, perché tenta di risolverla a livello psicologico o religioso.
In realtà, questi problemi sono di tipo neurologico, e se lasciate fare al corpo farà un lavoro migliore di quanto state facendo voi cercando soluzioni a livello psicologico o religioso. Tutte le soluzioni che ci sono state offerte e le soluzioni che abbiamo adottato per secoli non hanno portato niente di buono tranne un po’ di sollievo. Sono state un palliativo per aiutarci a sopportare il dolore. Ma non ci siamo liberati affatto da questo dolore, perché speriamo ancora di risolvere il problema con lo stesso strumento che lo ha creato. Però l’unica cosa che questo strumento può fare è creare problemi. Ma non può mai, dico mai, risolverli.
Se il pensiero non è lo strumento per risolvere i problemi, c’è qualche altro strumento? Io dico di no! Esso può solo creare problemi, non può risolverli. Quando questa comprensione sorgerà in voi, allora capirete che l’energia che c’è nel corpo, che è una manifestazione di vita, un’espressione di vita, tratta ogni difficoltà in modo estremamente più semplice dell’attrito che generate con le idee per risolvere questi problemi.
[...]
D: Qual è allora il tuo consiglio quando abbiamo un problema?
U.G.: Voi non potete fare altro che creare i problemi. Prima di tutto create il problema e poi non siete per nulla interessati a guardare i problemi. Non affrontate i problemi. Siete molto più interessati alle soluzioni che ai problemi. Questo vi rende difficile osservare il problema.
Io vi suggerisco “Guardate bene, voi non avete alcun problema”. Voi asserite con tutta l’enfasi che potete, e con grande animosità “Guarda, io ho un problema”.
Va bene, avete un problema. Qualcosa vi assilla e dite “Ecco questo è il problema”. I dolori fisici sono reali. In quel caso andate dal medico, lui vi dà una medicina, che può essere più o meno buona, più o meno tossica, e questa produce qualche sollievo, anche se di breve durata. Ma le terapie che questa gente vi sta fornendo intensificano solo un problema che non esiste. State solo cercando le soluzioni. Se ci fosse qualche cosa di vero in queste soluzioni che vi vengono offerte, il problema dovrebbe essersene andato, dovrebbe scomparire. In realtà, il problema è ancora presente, ma voi non mettete mai in discussione le soluzioni che questa gente vi sta offrendo come sollievo o come qualcosa che può liberarvi dai problemi.
Se voi metteste in discussione le soluzioni che vi sono offerte da quelli che vendono queste cose nel nome della santità, dell’illuminazione, della trasformazione, trovereste che in effetti non sono le soluzioni. Se lo fossero, avrebbero dovuto produrre i risultati voluti ed avrebbero dovuto liberarvi dal problema. Ma non lo fanno.
DOPPIA PERSONALITA'
05/05/2007 - 08:14
Se Jekyll e Hyde sono diventati l’emblema della doppia personalità, è pur vero che non sono l’unico esempio letterario di alter ego. Molti personaggi possono presentarsi con un proprio alter ego ed instaurare una relazione che può, sotto vari punti di vista, essere analizzata in diverse maniere. Come il dio Giano dalle due facce, questi personaggi esistono l’uno in funzione dell’altro e, quando uno dei due è condannato a morire, anche l’altro, in qualche modo, lo segue nel suo destino.
In questo breve saggio, verranno analizzati tre romanzi ed una rappresentazione teatrale che mostreranno quante e quali forme di relazioni possono intercorrere tra un io ed il suo alter ego
La famosa storia del Dr. Jekyll, un eminente dottore, generoso ed istruito, oppresso dalla figura sinistra del perfido e deforme Mr. Hyde, ben spiega il tema della doppia personalità. Il romanzo fu composto in un periodo (1886) dominato dalla tesi di Darwin sull’evoluzione umana e dalla sua opera L’origine della specie. La pubblicazione di quest’opera, in cui il naturalista affermava che l’uomo discendeva dalla scimmia, provocò molto scalpore e grandi rivoluzioni nel pensiero sociale e religioso dell’epoca. L’inconscio, dall’altra parte, faceva il suo ingresso nella vita quotidiana, preparando così la strada alle teorie psicoanalitiche di Freud.
La doppia personalità è, ce ne accorgiamo alla fine del romanzo, già insita in Dr. Jekyll. Quando egli racconta la sua storia, nell’ultimo capitolo, non nasconde la sua doppia vita da giovane: una rispettabile facciata, che nasconde dei desideri passionali e sfrenati. È da questa doppia personalità che prende piede la sua esigenza di trovare un metodo scientifico che riesca a separare il lato rispettabile dell’uomo da quello animalesco. Quest’intento, che egli maschera da conquista per l’umanità, è in realtà la realizzazione del suo sogno di vivere senza freni e senza limiti le inclinazioni malvagie che abitano in ciascun uomo pur continuando ad esibire una facciata onesta. Ecco perché ad ogni rientro e trasformazione da Hyde in Jekyll, il rispettabile dottore si sente euforico per le sue scorribande notturne e assolutamente non in colpa per le azioni nefande del suo alter ego.
La lotta tra Jekyll e Hyde è ripetuta, nel corso del romanzo, in altri personaggi e situazioni ed incarna, più ampiamente, il cosiddetto Victorian Compromise, il compromesso, cioè, tra la rispettabilità e la ricchezza della società vittoriana che contava ed il risvolto negativo della miseria, dello sfruttamento di donne e bambini, della prostituzione e della corruzione dilagante, invece, ai livelli sociali più bassi. L’importante era l’apparenza, dietro cui potevano nascondersi anche le nefandezze più terribili, proprio come la casa di Jekyll, costituita da una facciata principale pulita e curata e, nella stradina secondaria, da un cortile sporco e cadente, da nascondere con accuratezza.
Anche Utterson ed Enfield rappresentano, nel loro microcosmo, un conflitto in scala simile a quello di Jekyll e Hyde. Sono due persone completamente diverse tra loro, eppure complementari, tanto da non poter rinunciare l’uno alla presenza dell’altro. Stevenson rende questa esigenza dei due personaggi con una frase molto significativa, che sembra poter adattarsi anche ai due personaggi maggiori: “It was a nut of crack for many, what these two could see in each other or what subject they could find in common.”
DESCRIZIONE
05/05/2007 - 05:53
MARA : seria , giudiziosa , mamma , lavoratrice , satura di valori e di principi.
coscenziosa , timida , rispettosa , riflessiva , rigida , ............
MAROTTA : tutto l'opposto !!
In ognuno di noi coesistono due personalità che a seconda delle situazioni emergono . Solitamente sono l'una l'opposto dell'altra e si sopportano a vcenda per tutta la vita .





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